Ci troviamo adesso al piano meno uno, al cospetto della grande caldaia dell’ex Lavatoio Lanario Sonnino. Come possiamo facilmente immaginare, questa macchina aveva il compito di scaldare l’acqua destinata al lavaggio della materia prima, la lana. Possiamo esplorare tattilmente i suoi elementi, in ghisa, immaginandola in funzione al tempo con voci femminili intorno intente al lavoro.

Pensate che nel lavatoio lanario lavoravano quasi esclusivamente donne, cerchiamo di ricostruire insieme l’attività che svolgevano. Il processo di lavorazione cominciava con l’approvvigionamento della lana, proveniente generalmente dalla Sardegna o dall’Inghilterra.
La lana, allo stato grezzo, raggiungeva rapidamente il Lavatoio grazie alla vicinanza strategica con il fiume e con la rete ferroviaria. Il lavaggio veniva effettuato in tre vasche con saponi e temperature differenti a seconda della tipologia. Quando il tempo lo consentiva, si stendeva la lana ad asciugare al sole nelle grandi terrazze sulla sommità dell’edificio. Al termine del processo, candida e soffice, era pronta per essere districata e sfilacciata in sottili fibre tessili. Veniva poi disposta in sacchi di iuta da 100 chilogrammi l’uno, riempiti dalle stesse operaie con la pressione dei piedi, e solo successivamente dalle presse meccaniche.
A questo punto, era giunto il momento di abbandonare la fabbrica: trasportati su autocarri, i sacchi erano pronti per essere spediti in tutta Italia.

Dal 1923, anno della sua inaugurazione, fino al 1970 circa, il Lavatoio rimase in funzione nonostante i cambiamenti che hanno interessato la fisionomia dell’area dal punto di vista urbanistico.
Ripercorriamoli.

L’origine del moderno quartiere Ostiense risale al 1909, quando il sindaco Ernesto Nathan varò il piano regolatore che avrebbe trasformato quest’area nella prima zona industriale di Roma, da poco diventata capitale del Regno d’Italia. L’intenzione era quella di modernizzare la città alla pari delle altre capitali europee. La zona era ideale a tale scopo, data la vicinanza col Tevere e con la ferrovia, che all’epoca transitava sul famoso Ponte di Ferro, provvidenziali per l’approvvigionamento delle materie prime e la movimentazione delle merci.
In questa fase nacquero la Centrale Montemartini per la produzione di energia elettrica, la Fabbrica del gas coi suoi gazometri e i Mercati Generali. Ma anche molte industrie sorte per iniziativa privata, tra cui il Lavatoio Lanario in cui ci troviamo.
L’idea della Roma industriale, però, venne affossata da diversi fattori. In particolare le due guerre, che riversarono nella capitale moltissimi sfollati bisognosi di case, le quali furono edificate nella zona senza alcun rispetto del piano regolatore ancora vigente.
Il Lavatoio Lanario si ritrovò inglobato dalle grandi palazzine che gli crebbero attorno, e cessò le sue attività nel 1970. Lo stesso destino spettò progressivamente alle numerose fabbriche della zona.

Solo con il Piano Regolatore del 2003 si avviò la riscoperta di questo quartiere dal carattere unico, ricco di un vasto e pregevole patrimonio di archeologia industriale.
È in questo contesto che si è avviata anche la ristrutturazione dell’ex Lavatoio Lanario Sonnino, abbandonato ormai da decenni.

La rigenerazione dello stabile, realizzata nel 2007, non ha stravolto la struttura, anzi: le migliorie introdotte hanno tenuto in grande considerazione l’origine di questo luogo, mantenendone l’originale aspetto marcatamente industriale.

Nel 2019 la Cooperativa Pingo ha avanzato una proposta per trasformare il Lavatoio Lanario in un luogo aperto e inclusivo, che, attraverso l’accesso alla cultura, alla cooperazione e alla promozione di sinergie fra cittadinanza, aziende e istituzioni, promuova i diritti delle persone e generi impatto sociale sul territorio. Sono nate così le Industrie Fluviali.

GUIDE SONORE

Ideate da: Pingo
A cura di: Industrie Fluviali

Testi: Radici APS e Pingo
Voce: Cecilia Rizzo
Musiche e sound design: Gabriella Stufano
Voice recording e mixing: MOB Studios