Per immergerci di più nell’atmosfera del luogo e per comprenderne maggiormente il significato, possiamo conoscere un nuovo elemento: la lana. Questo supporto che avete davanti e che potete esplorare tattilmente rappresenta l’elemento simbolo di questi spazi e ci permette di introdurre un’opera che abbraccia tutti i luoghi delle Industrie.

Proprio alle vostre spalle, su una colonna portante dell’edificio e sopra le nostre teste, si sviluppa una installazione, intitolata 350 Metri, opera del duo artistico Officinadïdue. È un filo di lana che corre lungo le pareti per 350 metri: la stessa identica distanza che separa le Industrie Fluviali dal Tevere. È un filo che cuce questi spazi fra loro e, al contempo, il vicino fiume. Un filo che lega allo stesso modo anche le persone: da un lato, il rivestimento di lana cardata – proveniente da scarti di lavorazione – riconduce alle donne che qui, in questo ex-Lavatoio Lanario, si occupavano proprio della cardatura. Dall’altro, l’opera ha intrecciato legami fra le persone che l’hanno realizzata: gli artisti, le curatrici, i curatori, i tecnici, e la comunità che anima quotidianamente questi spazi.
Persone che hanno a cuore sopra ogni cosa l’integrazione, l’inclusione.

Ci piace ricordare che tutti gli spazi delle Industrie Fluviali sono infatti accessibili alle persone con disabilità. La struttura è distribuita su 3 piani, collegati mediante scale e un ascensore vetrato con tastiera in rilievo e in codice braille. Esploriamoli insieme.

Al piano terra, terminato il corridoio di ingresso, troviamo il Bureau. È il punto di riferimento per tutte le persone che gravitano nella struttura e per chi è interessato all’organizzazione di eventi aziendali e produzioni culturali.

Dopo il corridoio sulla sinistra troviamo la Conference Hall che è la sala più grande, con una capienza di 100-120 persone sedute. Si presenta inoltre come uno spazio flessibile che si trasforma in base alle esigenze di ogni singolo evento: meeting, mostre, performance, fiere, workshop.

Diametralmente opposto, invece, troviamo il bistrot che si chiama Oblò: è un angolo ristoro, aperto dalla colazione all’aperitivo, che adotta esclusivamente stoviglie e posate compostabili, anche durante gli eventi più affollati.

Subito dopo il Bistrot troviamo Fluvio, l’ampio co-working. Caratterizzato da un giardino d’inverno, composto da un lucernaio centrale a cielo aperto con piante sempreverdi, è strutturato in spazi di lavoro disegnati e realizzati appositamente, che ospitano 50 postazioni distribuite fra scrivanie e uffici vetrati.

Non è la sola forma di co-working delle Industrie Fluviali. L’altra si chiama Coffice: distribuita informalmente su tutti gli spazi, consiste in postazioni di lavoro da utilizzare per il solo tempo necessario, senza contratti. Caffè incluso.

Al piano seminterrato sono presenti 4 sale-riunioni di differente capienza e dotazioni disponibili.

Il primo piano, infine, si apre allo spazio esterno mediante due terrazze: il Roof Garden e il Rooftop, che sono al contempo laboratori di ricerca artistica a cielo aperto e teatri per la programmazione estiva. Ora è giunto il momento di scendere al piano seminterrato, c’è un oggetto storico che ci aspetta. È già pronto a presentarci la sua storia.

GUIDE SONORE

Ideate da: Pingo
A cura di: Industrie Fluviali

Testi: Radici APS e Pingo
Voce: Cecilia Rizzo
Musiche e sound design: Gabriella Stufano
Voice recording e mixing: MOB Studios