L’opera, di forma rettangolare, è disposta verticalmente e misura 1 metro in larghezza per 1 metro e 60 in altezza. Si tratta di un’installazione tessile fatta interamente in lana e realizzata con la tecnica della taftatura, ovvero una particolare lavorazione artigianale che usa una sorta di pistola che fissa le fibre del tappeto a una tela e in seguito viene rifinita con un ricamo a mano.
L’opera raffigura un insieme di forme geometriche che si creano dall’intersezione di linee curve e segmenti che si intrecciano liberamente. Le diverse forme così ottenute sono: cinque di colore azzurro, quattro arancioni, due nere, otto color panna e quattro beige.
Avvicinandosi all’opera e passando una mano sulla superficie morbida ma ruvida, si riesce a percepire che alcune di queste forme rientrano leggermente rispetto al piano generale.
La scelta da parte dell’artista di usare questa tecnica è strettamente legata al luogo in cui si trova l’opera: Industrie Fluviali, infatti, negli anni Settanta era un lavatoio lanario. L’uso del filo di lana inoltre ha il significato simbolico di unire storie, culture e continenti diversi.

Con Storie di Spazi Carla Rak ha compiuto un viaggio a ritroso alla ricerca delle trame che uniscono le persone attraverso il tempo. Trame che, in questo caso, si tessono attorno ai luoghi.

Sono i luoghi, infatti, la carica generativa di quest’opera, concepita come site-specific per uno spazio – le Industrie Fluviali – che un secolo fa prendeva vita con la funzione di lavatoio lanario nella nascente Roma industriale.

Il filo che collega i luoghi di oggi a quelli di allora è dunque un filo di lana. Quella lavorata fino agli anni ‘70 dalle operaie del lavatoio lanario, e quella di Storie di Spazi, taftata e ricamata a mano.

Ma questo evidente legame rimanda ad un altro, più ampio. Quella comunione di saperi ancestrali che unisce la Mesopotamia alle Ande, l’Europa al Tibet. Come ricorda Rak, “il senso di presentare questo lavoro risiede nella sua stessa presenza di manufatto, che dal punto di vista di tecniche e materiali mette insieme storie, culture e continenti diversi, in una contaminazione e cooperazione di senso che vuole unire territoriale e globale”.

Una considerazione che mette in luce un ulteriore legame. Quello suggerito dalle forme che compongono l’opera, “una veduta aerea, che sorvola territori di grandezze e colore diversi”. Una composizione di elementi che si incastrano armoniosamente in un unicum, cogliendo così la vocazione presente di questi luoghi: quella di unire le persone e mettere a confronto le idee. Ecco un‘altra storia di spazi.

CARLA RAK

Le sue ricerche accademiche sulla fotografia hanno ricevuto il riconoscimento dell’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e il Premio Cozzi della Fondazione Benetton. Dal 2012 si è dedicata a sviluppare la propria ricerca artistica, esibendo i suoi lavori per la prima volta nel 2014. La sua pratica non è concentrata su un unico medium, ma varia a seconda del progetto, utilizzando prevalentemente tessuti, ricamo e uncinetto, fotografia, collage, scrittura.

carlarak.com

Dimensioni

1,60 mq

Tecnica

Installazione tessile taftata e ricamata a mano, 100% lana

Realizzazione

settembre 2022

GUIDE SONORE

Ideate da: Pingo
A cura di: Industrie Fluviali

Testi: Radici APS e Pingo
Voce: Cecilia Rizzo
Musiche e sound design: Gabriella Stufano
Voice recording e mixing: MOB Studios